27/08/2026
Ci prepariamo per anni a costruire la nostra vita.
Studiamo, lavoriamo, cerchiamo un posto nel mondo. Costruiamo relazioni, una famiglia, una professione, un'immagine di noi stessi. Impariamo soprattutto ad andare avanti, possibilmente migliorando.
Ma nessuno ci insegna che, a un certo punto, andare avanti può significare qualcosa di completamente diverso.
Carl Gustav Jung lo racconta attraverso un'immagine bellissima: il corso del sole.
Il mattino della vita è ascendente. Il sole sale e noi con lui, dobbiamo formarci, affermarci, diventare qualcuno.
Poi arriva il mezzogiorno.
Il sole raggiunge lo zenit e continua il suo viaggio, ma cambia direzione. Jung usa un'antica parola greca, "enantiodromia", il movimento verso il proprio contrario.
Ed è qui che la vita si complica.
Non abbiamo semplicemente:
giovinezza - maturità -vecchiaia
ma:
costruzione dell'identità - crisi della forma costruita - trasformazione.
È in questo contesto che Jung scrive:
«Non possiamo vivere il pomeriggio della vita secondo il programma del mattino.»
Non sta semplicemente dicendo che bisogna accettare di invecchiare.
Sta dicendo che ciò che ci è servito per diventare quelli che siamo potrebbe non essere ciò che ci serve per continuare a vivere.
Il lavoro, l'ambizione, il riconoscimento, certi ideali, persino alcune immagini che abbiamo di noi stessi non erano necessariamente sbagliati. Appartenevano al mattino. Il problema comincia quando pretendiamo che valgano per sempre.
Jung fa allora un'osservazione che, quasi un secolo dopo, resta attuale, abbiamo scuole e università per preparare i giovani alla prima metà della vita. Ma dove sono le scuole per i quarantenni che dovrebbero prepararli alla seconda?
Forse è anche per questo che certe trasformazioni ci sembrano fallimenti.
Siamo stati educati a costruire noi stessi. Molto meno a capire quando è arrivato il momento di trasformare ciò che abbiamo costruito.✨