Dott.ssa Armeli Rossella Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Armeli Rossella Psicologa Psicoterapeuta Dott.ssa Rossella Armeli si occupa di consulenza e sostegno psicologico. Tecnico Aba e CAA(Comunicazione Aumentativa Alternativa). Tutor dsa.

Psicoterapeuta di orientamento sistemico, relazionale si occupa di terapia individuale, coppia e familiare.

31/08/2026

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma; il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita. È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.

Massimo Recalcati

20/05/2026

A volte non sabotiamo ciò che ci ferisce.
Sabotiamo ciò che potrebbe guarirci.

Una relazione sana.
Una nuova possibilità.
Un cambiamento positivo.
Una vita più vera.
Più semplice.
Più libera.

Perché il vecchio sé, costruito attorno alla paura,
non si sente al sicuro nella pace.
Si sente al sicuro nel conosciuto.
Anche quando quel conosciuto fa soffrire.

Abbiamo passato anni a costruire identità attorno alla lotta, alla mancanza, all’attesa,
al bisogno di essere scelti, salvati, riconosciuti.
E così, quando qualcosa di autentico si avvicina -
qualcosa che non ci costringe a rincorrere, a dimostrare, a sopravvivere - una parte di noi si annoia, si chiude, fugge.

Non perché manchi profondità.
Ma perché abbiamo confuso l’intensità con l’amore e il caos con la vita.

L’ego teme tutto ciò che può trasformarlo.
Perché ogni vera guarigione mette fine alle strutture attraverso cui abbiamo definito noi stessi: la vittima, l’impotenza, la paura mascherata da forza, il dolore trasformato in identità.

Eppure, proprio oltre quella resistenza esiste una possibilità nuova: Restare. Respirare nella calma. Non distruggere ciò che finalmente ci nutre.

Perché la pace, all’inizio, può sembrare vuota
solo a chi ha imparato ad amare attraverso la ferita.

Ma è nel silenzio di quella pace che il cuore ricomincia a riconoscere la differenza tra essere amati e dover lottare per meritare amore.

(Marco Missinato)

Immagine: Opera di David Khidasheli

16/05/2026

Non è importante ciò che ti capita,
ma come scegli di reagire.

La vita arriva senza chiedere permesso.
Ma tra ciò che accade e ciò che diventiamo, esiste uno spazio invisibile.
Ed è lì che si gioca tutto.

Una caduta può insegnarti a rialzarti con più dignità.
Un rifiuto può spingerti verso la tua vera direzione.
Un dolore può renderti più umano, più consapevole, più forte.

La reazione è la firma della nostra maturità.
È ciò che distingue chi si lascia spegnere da chi decide di trasformare le ferite in esperienza.

Significa attraversare il caos senza permettergli di definire chi sei.

A volte la vera forza non è vincere subito.
È restare lucidi mentre tutto dentro vorrebbe arrendersi.
È scegliere di non diventare amari dopo
essere stati feriti.
È continuare a credere in se stessi anche quando fuori tutto sembra contrario.

La vita arriva senza chiedere permesso.
Ma puoi sempre decidere che persona essere davanti a ciò che vivi.
Ed è questa scelta, ogni giorno, a cambiare davvero il tuo destino.

(Kirti Stephanie)

05/04/2026
01/03/2026

Stanotte il mondo sembra più stretto.

Accendi il telefono e trovi mappe, missili, dichiarazioni ufficiali, analisti che spiegano strategie come fossero partite a scacchi. Ma dietro le parole “operazione militare”, dietro le bandiere e le alleanze, ci sono case illuminate all’improvviso dalle esplosioni, famiglie che non sanno se dormire o preparare una valigia.

In queste ore la guerra non è solo geopolitica. È una sensazione fisica, quasi un nodo nello stomaco collettivo. Perché ogni escalation porta con sé la stessa domanda antica: quanto può ancora reggere il mondo prima di rompersi davvero?

Missili lanciati, ritorsioni, città evacuate, bambini uccisi, basi militari colpite. E mentre i leader parlano di sicurezza, deterrenza, risposta necessaria, milioni di persone vivono soltanto paura. Paura pura, senza ideologia.

La cosa più disarmante è il senso di impotenza. Guardiamo tutto da lontano, attraverso uno schermo, eppure sentiamo che qualcosa ci riguarda profondamente. Perché ogni guerra, anche quando sembra distante, sposta un po’ più in là il confine della speranza.

C’è uno smarrimento silenzioso che non fa rumore come le bombe. È quello di chi si rende conto che la storia continua a ripetersi, che l’umanità impara lentamente, troppo lentamente, e spesso solo dopo aver contato i morti.

E allora resta questa tristezza infinita, difficile da spiegare: sapere che mentre qui la vita continua quasi normale, da qualche parte qualcuno sta vivendo l’ultima notte della propria casa senza sapere che lo è.

La guerra non comincia mai davvero quando partono i missili.
Comincia quando smettiamo di credere che la pace sia fragile.
E finisce solo quando qualcuno decide, finalmente, che nessuna vittoria vale una vita umana.

- Emozioni (Kim HyeongJun)
Riservata

31/12/2024

TI AUGURO (Je te souhaite...) – Victor Hugo 📖

"Ti auguro in primo luogo di amare,
e che amando, tu sia anche amato.
E che coloro che non ti amano, li dimentichi,
E che dopo averli dimenticati, non porti rancore.

Ti auguro che non sia così, ma se così fosse, che tu sappia vivere senza disperazione.

Ti auguro di avere amici
e che, anche se non fossero assennati o responsabili, ti siano fedeli e leali, e che almeno ce ne sia uno di cui fidarti ciecamente.
E, poiché così è la vita, ti auguro di avere dei nemici.
Né troppi né troppo pochi, ma il numero giusto per farti dubitare ogni tanto delle tue certezze, e che tra di loro vi sia almeno uno nel giusto affinché tu non ti senta eccessivamente sicuro di te.

Ti auguro di essere utile
ma non indispensabile,
e che nei momenti bui,
quando non ti resta più nulla,
questo tuo essere utile ti sia sufficiente
per farti restare in piedi.

Ti auguro di essere tollerante,
non verso chi commette piccoli errori,
cosa troppo facile, ma verso coloro
che sbagliano spesso e in modo irrimediabile,
e che dimostrando la tua tolleranza
tu sia di esempio ad altri.

Spero anche che quando sei giovane
non maturi troppo in fretta,
e che quando sei già maturo
non insisti a voler tornare giovane,
e che quando sarai vecchio non ti lasci prendere dalla disperazione.
Perché ogni età ha il suo piacere e il suo dolore.

Non voglio che tu sia triste, Oh, No!
No, non tutto l'anno, ma potresti provare tristezza solo per un giorno!
In modo che tu apprezzi
che la risata ritrovata è buona e migliore
di una solita risata blanda, costante e malsana.

Ti auguro di scoprire,
subito, prima di tutto
e nonostante tutto, che esistono
e ti circondano persone oppresse
e trattate con ingiustizia, e persone infelici.

Ti auguro di accarezzare un gatto,
gettare delle briciole a un passero e ascoltare un cardellino
che innalza trionfante il suo canto mattutino,
perché ti farà sentire bene
così, senza altro motivo

Ti auguro di piantare un seme,
per piccolo che sia, e di accompagnarlo
durante la sua crescita,
per scoprire di quante vite è fatto un albero

Ti auguro anche che tu abbia un po' di soldi,
solo per il necessario e il pratico,
e che almeno una volta all'anno pensi
a questi soldi e dici a te stesso: "Questo è mio", me li sono guadagnati.
Solo per far capire:
Chi è il padrone di chi.

Ti auguro anche che tu resti il più a lungo possibile con coloro che ami
e che, se se ne vanno, tu possa piangere senza lamentarti
e soffrire senza sentirti in colpa.

Ti auguro infine che, uomo, tu abbia una donna buona e che, donna, tu abbia un uomo buono,
oggi e il giorno dopo, e che esausti e sorridenti
parliate d’amore per ricominciare.
Se avrai tutte queste cose,
non ho più nulla da augurarti.".

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Zafferana Etnea

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