Dott.ssa Maria Elisa delle Fave - Psicologa

Dott.ssa Maria Elisa delle Fave - Psicologa Psicologa abilitata alla professione ed iscritta all'Albo A degli psicologi. Attualmente frequento l

30/07/2026

🤝🧠 𝟑𝟎 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 – 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐳𝐢𝐚

Gli amici non rendono la vita solo più bella.
La cambiano anche dal punto di vista del cervello.

Per anni abbiamo pensato che il cervello fosse l'organo del pensiero.
Oggi sappiamo che è anche un organo delle relazioni.

Fin dalla nascita, il nostro sistema nervoso si sviluppa attraverso le interazioni con gli altri. Continuiamo poi, per tutta la vita, a costruire il nostro benessere anche grazie ai legami che ci fanno sentire accolti, compresi e al sicuro.

Le ricerche mostrano che avere relazioni significative è associato a una migliore salute fisica e mentale, a livelli più bassi di stress e persino a una maggiore aspettativa di vita.

Ma non è il numero di amici a fare la differenza.
È la qualità del legame.

Sapere che c'è qualcuno da chiamare nei momenti difficili, qualcuno con cui condividere una gioia o semplicemente stare in silenzio, cambia il modo in cui affrontiamo il mondo.

Forse l'amicizia è una delle forme più silenziose di cura.
Non elimina i problemi.
Ma rende il loro peso più leggero.

🌿 Oggi celebriamo tutte quelle persone che, con la loro presenza, ci ricordano che nessuno cresce davvero da solo.

27/07/2026

😊🧠 𝐋𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞. 𝐄 𝐥𝐚 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚.

Ti è mai capitato di entrare in una stanza dove tutti erano tesi... e sentirti improvvisamente più nervoso?

Oppure di ridere senza sapere bene il motivo, solo perché qualcuno accanto a te aveva iniziato a farlo?

Non è solo una sensazione.

Il nostro cervello è profondamente sociale.

Quando osserviamo il volto, la voce o i gesti di un'altra persona, alcune reti cerebrali tendono a "rispecchiare" ciò che stiamo osservando. È un meccanismo automatico che ci aiuta a comprendere gli altri e a coordinarci con loro.

Per questo le emozioni possono diffondersi all'interno di una famiglia, di un gruppo di amici, di una classe o di un ambiente di lavoro.

Naturalmente non assorbiamo ogni emozione come una spugna.

La nostra personalità, il contesto e la capacità di regolare le emozioni fanno la differenza.

Ma una cosa è certa:
le emozioni che portiamo nelle relazioni hanno un impatto anche su chi ci sta accanto.

Forse è per questo che un sorriso sincero può alleggerire una giornata.

E che una persona calma può trasmettere serenità anche nei momenti più difficili.

Ogni giorno, senza rendercene conto, contribuiamo al clima emotivo delle persone che incontriamo.

📚 Gli studi sul "contagio emotivo" mostrano che tendiamo a sincronizzare inconsciamente espressioni facciali, postura, tono della voce e stati emotivi con le persone che ci circondano.


23/07/2026

🔮🧠 𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨. 𝐋𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐚.

Pensiamo spesso che il cervello osservi il mondo e poi reagisca.

Le neuroscienze suggeriscono qualcosa di molto più sorprendente.

Il cervello è una macchina di previsioni.

Ogni secondo elabora ciò che potrebbe accadere tra un istante, confrontando ciò che si aspetta con ciò che realmente succede.

È grazie a questa capacità che riusciamo ad afferrare una palla in movimento, comprendere una frase prima ancora che venga terminata o riconoscere il volto di una persona in pochi istanti.

Predire il futuro, in questo caso, non significa indovinare.
Significa prepararsi.

Ogni esperienza vissuta diventa un'informazione che il cervello utilizza per costruire aspettative sul presente e sul domani.

Quando la realtà conferma queste aspettative, tutto scorre con naturalezza.
Quando invece qualcosa è inatteso, il cervello aggiorna i propri "modelli" e impara.

In fondo, imparare significa proprio questo:
correggere le proprie previsioni.

Forse il nostro cervello non è solo un interprete della realtà.

È un instancabile costruttore di possibilità.

📚 La teoria del Predictive Processing propone che percezione, apprendimento e decisioni siano guidati dalla continua formulazione e revisione di previsioni sul mondo.


20/07/2026

🌕🚀 𝟐𝟎 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟔𝟗: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥'𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐦𝐢𝐬𝐞 𝐩𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚. 𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚.

Lo sbarco sulla Luna è stato uno dei più grandi traguardi della storia dell'umanità.

Ma prima ancora di costruire razzi e navicelle, l'essere umano aveva già uno straordinario strumento per esplorare:
il proprio cervello.

Dal punto di vista evolutivo, siamo una specie curiosa.

I nostri antenati hanno attraversato deserti, oceani e montagne non perché sapessero cosa avrebbero trovato, ma perché il cervello umano è predisposto a cercare, imparare e adattarsi.

La curiosità non è un semplice tratto del carattere.
È un motore biologico.

Ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo, il cervello attiva circuiti legati alla motivazione e alla ricompensa, rendendo l'esplorazione un comportamento vantaggioso per la sopravvivenza.

Forse è proprio questo che rende così affascinante lo sbarco sulla Luna.
Non rappresenta soltanto una conquista tecnologica.
Racconta qualcosa di profondamente umano:
il desiderio di andare oltre ciò che conosciamo.

Perché esplorare non significa soltanto raggiungere nuovi luoghi.
Significa ampliare i confini di ciò che pensiamo possibile.
E, in fondo, ogni nuova conoscenza nasce sempre da una semplice domanda:
"E se provassimo?"

📚 Le neuroscienze mostrano che la curiosità favorisce l'apprendimento, migliora la memoria e attiva i circuiti cerebrali della ricompensa, rendendo la scoperta una potente fonte di motivazione.


16/07/2026

⏳🧠 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐚 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐥'𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐯𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐚?

Un'estate dell'infanzia sembrava durare un'eternità.

Oggi, invece, ci capita di dire:
"Siamo già a metà luglio?

Il tempo scorre davvero più veloce?
No.
È il cervello a viverlo in modo diverso.

Le neuroscienze mostrano che il nostro cervello non possiede un "orologio interno" che misura il tempo come farebbe un cronometro.
Piuttosto, costruisce la percezione del tempo sulla base delle esperienze che viviamo.

Da bambini tutto è nuovo:
un luogo, un gioco, un'amicizia, una scoperta.

Ogni esperienza richiede attenzione, curiosità e apprendimento. Il cervello registra una grande quantità di dettagli e, quando ripensiamo a quel periodo, ci sembra molto più lungo.

Con il passare degli anni, invece, molte giornate diventano simili tra loro.

Le routine richiedono meno attenzione e il cervello crea meno nuovi ricordi. Guardandoci indietro, quel periodo appare più breve.

La buona notizia?

Possiamo "allungare" il tempo percepito.
Non aggiungendo ore alla giornata, ma aggiungendo novità alla nostra vita.
Un viaggio.
Un hobby.
Un percorso di apprendimento.
Una strada diversa per tornare a casa.

Ogni nuova esperienza offre al cervello nuovi ricordi e rende il tempo più ricco.

Forse non possiamo rallentare il tempo.
Ma possiamo imparare a viverlo con maggiore presenza.

📚 Le ricerche suggeriscono che la novità, l'attenzione e la ricchezza delle esperienze influenzano profondamente il modo in cui il cervello percepisce il tempo.


13/07/2026

🏖️🧠 𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐯𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐯𝐚𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚?

Quando pensiamo alle vacanze immaginiamo il riposo, o almeno è quello che penso di fare durante questa mia settimana di ferie!

Ma il cervello non smette mai di lavorare.

Semplicemente... cambia modo di farlo.

Quando rallentiamo i ritmi, ci concediamo una passeggiata, osserviamo il mare o lasciamo vagare i pensieri, nel cervello si attiva una rete chiamata Default Mode Network (rete in modalità predefinita).

Per molto tempo si è pensato che questa rete si attivasse solo quando "non facevamo niente".

Oggi sappiamo che è uno dei sistemi più importanti del cervello.

È proprio durante questi momenti che il cervello:
🧩 mette ordine tra i ricordi;
💡 collega idee che prima sembravano scollegate;
🌱 consolida ciò che abbiamo imparato;
✨ immagina il futuro e trova nuove soluzioni ai problemi.

Ecco perché capita di avere un'intuizione sotto la doccia, durante una passeggiata o mentre si guarda il tramonto.

Non è tempo perso.
È il cervello che continua a lavorare... in modo diverso.

Le vacanze non servono solo a recuperare energie fisiche.
Servono anche a dare alla mente il tempo di riorganizzarsi.
Perché a volte le idee migliori arrivano proprio quando smettiamo di rincorrerle.

📚 Le neuroscienze mostrano che i momenti di riposo favoriscono creatività, memoria, pianificazione e benessere psicologico grazie all'attività della Default Mode Network.

09/07/2026

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐢 𝐟𝐚 𝐬𝐨𝐫𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞... 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨?🌿

Per molto tempo la nostalgia è stata considerata un sentimento malinconico, quasi qualcosa da evitare.

Oggi la psicologia racconta una storia diversa.

Le ricerche mostrano che la nostalgia può avere effetti positivi sul nostro benessere.

Quando ricordiamo un momento significativo della nostra vita, il cervello non recupera solo immagini o fatti.
Riattiva anche le emozioni, le relazioni e il senso di continuità della nostra storia.

È come se, per qualche istante, ci ricordasse chi siamo stati e quanto abbiamo vissuto.

Gli studi mostrano che i ricordi nostalgici possono:
💚 aumentare il senso di appartenenza;
🌱 rafforzare l'autostima;
🤝 ridurre il senso di solitudine;
⭐ favorire una maggiore fiducia nel futuro.

Curiosamente, tendiamo a provare nostalgia nei momenti di cambiamento, quando affrontiamo una perdita o ci sentiamo più vulnerabili.

Non perché vogliamo vivere nel passato.
Ma perché il passato può offrirci un punto di riferimento per affrontare il presente.

La nostalgia, quindi, non è restare indietro.
È ricordare da dove veniamo per capire dove vogliamo andare.

📚 Negli ultimi vent'anni numerosi studi hanno dimostrato che la nostalgia è una risorsa psicologica capace di favorire resilienza, connessione sociale e benessere emotivo.

06/07/2026

🧠 𝐄 𝐬𝐞 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐦𝐚𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐨?

Siamo abituati a pensare alla memoria come a un archivio: un luogo dove conserviamo fedelmente gli eventi della nostra vita.

Ma le neuroscienze raccontano una storia diversa.
La memoria non è una registrazione video.
È una ricostruzione.

Ogni volta che ricordiamo qualcosa, il cervello non recupera semplicemente un file immutato: ricostruisce quel ricordo utilizzando dettagli, emozioni, significati e informazioni raccolte nel tempo.

Per questo motivo può accadere qualcosa di sorprendente:
💭 ricordare eventi che non sono mai accaduti esattamente come li ricordiamo.

Gli studi della psicologa Elizabeth Loftus hanno mostrato che è possibile influenzare la memoria delle persone fino a far emergere ricordi dettagliati di eventi mai avvenuti.

Questo non significa che la memoria sia inaffidabile.
Significa che è flessibile.
E proprio questa flessibilità ci permette di imparare, adattarci e dare significato alle nostre esperienze.

Forse il compito della memoria non è conservare perfettamente il passato.
Forse è aiutarci a costruire una storia coerente di chi siamo.


02/07/2026

🧠 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨?

Quante volte ci siamo detti:
"𝐶ℎ𝑒 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 ℎ𝑜..."

Oppure ci siamo preoccupati perché non ricordavamo un nome, una data o dove avevamo appoggiato le chiavi.
E se vi dicessi che dimenticare è una delle funzioni più intelligenti del cervello?
Per molto tempo si è pensato che la memoria funzionasse come un archivio: più informazioni conserviamo, meglio è.

Oggi le neuroscienze raccontano una storia diversa.
Il cervello non è progettato per ricordare tutto.
È progettato per ricordare ciò che gli è utile.

Ogni giorno riceviamo migliaia di informazioni. Se il cervello conservasse ogni dettaglio, farebbe molta più fatica a prendere decisioni, imparare cose nuove e adattarsi ai cambiamenti.

Per questo esiste un processo chiamato "oblio adattivo" (adaptive forgetting): il cervello elimina o indebolisce alcune tracce mnestiche per lasciare spazio a ciò che ritiene più importante.

Dimenticare, quindi, non è sempre una perdita. È anche una forma di selezione.

È il modo con cui il cervello mantiene ordine nel caos delle esperienze.

📚 Studi recenti suggeriscono che l'oblio sia un processo attivo, fondamentale per l'apprendimento, la flessibilità mentale e l'adattamento all'ambiente.


29/06/2026

🧬🌿 𝐂𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚, 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚

Quando si parla di malattie rare, spesso ci concentriamo sugli aspetti medici: diagnosi, sintomi, terapie.

Ma c'è una domanda più silenziosa che molte persone si trovano ad affrontare:

"Chi sono io, adesso?"

Una malattia può modificare il rapporto con il proprio corpo, con il tempo, con i progetti e con l'immagine che abbiamo di noi stessi.

Per alcuni significa imparare a convivere con nuovi limiti.
Per altri significa ridefinire priorità, relazioni e aspettative.

E poi, a volte, arriva qualcosa di nuovo.

Negli ultimi anni, per alcune malattie rare come la drepanocitosi, sono state sviluppate innovative terapie geniche che stanno aprendo possibilità diverse e nuove.

Questo non rappresenta solo un cambiamento clinico.

Può diventare anche un cambiamento identitario.

💭 Cosa significa aver vissuto per anni organizzando la propria vita intorno alla malattia e trovarsi improvvisamente davanti a prospettive diverse?

💭 Come si ricostruiscono sogni, abitudini e progetti quando il futuro appare più aperto di quanto si fosse immaginato?

La salute non riguarda solo il corpo.

Riguarda anche il modo in cui continuiamo a raccontare la nostra storia.

🧬 Ogni cambiamento fisico porta con sé un adattamento psicologico.

E ogni nuova possibilità richiede tempo per essere accolta.

Indirizzo

Via Del Costo, 10
Zanè
36010

Orario di apertura

08:30 - 19:00

Telefono

+393382974984

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