Dott.ssa Stefania Spatola Psicologa

Dott.ssa Stefania Spatola Psicologa Ψ Psicologa Clinica
a indirizzo Analitico

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Cosa resta di una donna quando la maternità occupa tutto lo spazio, intimo e sociale?Laura Pigozzi ci conduce nelle prof...
23/06/2026

Cosa resta di una donna quando la maternità occupa tutto lo spazio, intimo e sociale?
Laura Pigozzi ci conduce nelle profondità della psiche femminile, esplorando quel confine sottile e talvolta pericoloso, tra l'amore e l'annullamento.

Perché, oggi come ieri, la figura rassicurante della madre continua ad essere preferita a quella, più complessa e scomoda, di una donna come soggetto desiderante?

Attraverso una lente psicoanalitica l'autrice ci invita a riconoscere che il desiderio della donna – inteso come la propria vitalità, i propri interessi e la propria identità separata – non è affatto un nemico della maternità.
Riscoprire la "donna oltre la madre" significa spezzare la catena del sacrificio estremo per lasciare spazio ad un legame più sano, capace di educare i figli all'autonomia perché è proprio in questo andare che si radica il senso profondo di ogni esistenza.

“La maternità non è alienazione se resta attraversata da un desiderio di donna. E allora una madre sa guardare i figli andare, perché lei stessa è ancora in viaggio”.




Tutto il problema dell'esistenza consiste nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti e si trova la tracc...
26/04/2026

Tutto il problema dell'esistenza consiste nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti e si trova la traccia.
Come se, per uno squarcio improvviso, il fondo dell'essere divenisse visibile e la poesia si facesse realtà.
– Virginia Woolf –

🌸 Poesia è un atteggiamento, una pratica di relazione con il mondo che consente alle cose, alle persone, agli eventi, di mostrarsi a noi, come se nascessero ogni volta.

&psicologia

19/03/2026
15/03/2026

La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, richiama a un impegno collettivo di fronte a una realtà sempre più drammatica: oltre tre milioni di persone in Italia soffrono oggi di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA).
Ulteriore elemento di preoccupazione è l’età di esordio che si sta progressivamente abbassando, rendendo sempre più urgente un intervento specifico in età evolutiva.

Il riconoscimento precoce dei segnali, il superamento dello stigma e l’orientamento verso servizi appropriati possono cambiare radicalmente il decorso del disturbo.
Si tratta di una profonda sofferenza fisica, relazionale ed emotiva che investe anche il sistema familiare di riferimento e che necessita di una diagnosi precoce e di percorsi di trattamento adeguati, in particolar modo durante l’adolescenza.

16/02/2026

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.

– Massimo Recalcati –




31/01/2026

«Crescere un figlio non significa solo nutrirlo, proteggerlo o guidarlo. Significa soprattutto stargli accanto emotivamente, parlargli, ascoltarlo davvero, riconoscere ogni suo piccolo passo avanti.[...]
È nelle relazioni d’affetto, nel calore degli sguardi, nelle parole che incoraggiano e negli abbracci che rassicurano, che nasce la vera crescita emotiva. Dove c’è amore si cresce bene. Dove c’è violenza, gelo, silenzio o indifferenza, invece, si cresce feriti.
Viviamo in una società veloce, distratta, piena di tecnologia ma povera di dialogo. Troppi genitori parlano poco, o solo di regole, compiti, giacche e semafori. Troppo raramente chiedono ai propri figli una domanda semplice ma decisiva:
“Sei felice?”
Il vero compito educativo non è controllare, giudicare o pretendere.
Il vero compito è esserci, riconoscere le emozioni, sostenere quando si cade, valorizzare quando si avanza. Perché la felicità dei figli non nasce dalle prestazioni, ma da un clima affettivo sano, caldo e presente.
L’amore, quello autentico, quotidiano, reale, resta l’unico vero terreno su cui può crescere una generazione forte, serena e capace di amare».

– Umberto Galimberti –

30/01/2026

“Dottore, mi fa male il mondo.”

Non è un dolore preciso,
non so indicarlo col dito.
Non sanguina,
non si vede nelle lastre.

È più una stanchezza profonda
che prende al petto la mattina
e non se ne va nemmeno dormendo.

Mi fa male quando apro le notizie.
Mi fa male la fretta negli occhi della gente.
Mi fanno male le parole lanciate senza guardare
e quelle non dette,
che pesano molto di più.

Mi fanno male i giudizi immediati,
le storie ridotte a titoli,
le vite spiegate in tre righe
da chi non ne ha mai attraversata una fino in fondo.

Mi fa male dover funzionare sempre.
Essere lucido.
Essere forte.
Essere all’altezza,
anche nei giorni in cui vorrei solo appoggiarmi.

Mi fa male che “come stai”
sia diventato un saluto
e non più un luogo dove fermarsi.

Il dottore ascolta,
non scrive subito.
Mi guarda come si guarda
chi sta cercando casa;
poi sorride appena,
non per tranquillizzarmi,
ma per farmi respirare,
e dice:

“Non sei rotto,
sei stanco.
Non sei fragile,
sei pieno.
Non sei sbagliato:
sei umano.”

Fa una pausa,
quelle pause che non fanno paura,
quelle che curano già.

“Stai portando troppo
da troppo tempo,
e nessuno dovrebbe farlo da solo.”

Si alleni a non riempire ogni vuoto.
A non aggiustare il dolore degli altri
per paura del proprio.
Si alleni ad ascoltare,
finché chi ha davanti
non smette di difendersi.

Si alleni a non avere sempre una risposta.
A non vincere le discussioni.
A non trasformare ogni ferita
in qualcosa da sistemare.

Le prescrivo empatia,
da prendere prima di rispondere,
prima di giudicare,
prima di chiudersi.

Le prescrivo gentilezza,
da praticare ogni giorno
come una preghiera senza parole.
Perché non salva il mondo,
ma salva le persone.
Una alla volta.

La gentilezza quotidiana,
nei gesti piccoli,
nei toni bassi,
nelle mani che non stringono per vincere,
ma per non lasciare cadere.

Riduca il rumore:
le voci che urlano,
le opinioni che pesano,
le persone che chiedono forza
ma non offrono braccia.

Si avvicini a chi sa aspettare,
a chi non ha fretta di successi,
a chi resta anche quando cade il silenzio.

Correre stanca.
Ti fa credere che devi arrivare.
Camminare no.
Ti ricorda che sei già vivo.
Resti in cammino,
con quello che ha,
con quello che è,
senza chiedersi sempre
quanto manca.

E se un giorno
le sembrerà di non farcela,
non pensi di essere debole:
pensi di essere umano.

E quando sentirà che il mondo stringe
e lei con lui,
non si convinca di dover resistere da solo.

Nessuno guarisce isolandosi.

La cura non è diventare invincibili.
È non diventare cattivi.

Grazie dottore, allora arrivederci.
Arrivederci e buona fortuna,
perché mi creda:
ne avrà bisogno.

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L'Aquila
67100

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