Dottoressa Lucci Gloria

Dottoressa Lucci Gloria Psicologa Clinica. Psicodiagnosta clinica e forense. Psicologa in ambito giuridico.

"Caldo e salute mentale: quando le alte temperature influenzano anche il nostro equilibrio psicologico"Con l'arrivo dell...
27/06/2026

"Caldo e salute mentale: quando le alte temperature influenzano anche il nostro equilibrio psicologico"

Con l'arrivo dell'estate siamo abituati a pensare agli effetti del caldo sul corpo: disidratazione, stanchezza, cali di pressione. Meno conosciuto, invece, è l'impatto che le alte temperature possono avere sulla salute mentale.

Molte persone, durante i periodi più caldi, riferiscono di sentirsi più irritabili, nervose, affaticate e meno concentrate. Non si tratta di una semplice impressione: il caldo intenso rappresenta uno stress per l'organismo e può influenzare anche il nostro benessere psicologico.

Le temperature elevate possono alterare la qualità del sonno, rendendo più difficile addormentarsi o mantenere un riposo continuo. Dormire poco o male riduce la capacità di gestire le emozioni, aumenta la sensibilità allo stress e rende più probabili sbalzi d'umore, ansia e irritabilità.

Anche chi soffre già di disturbi psicologici può sperimentare un peggioramento temporaneo dei sintomi durante le ondate di calore. Per questo motivo è importante prestare particolare attenzione ai segnali del proprio corpo e della propria mente.

Come prendersi cura del proprio benessere psicologico durante il caldo?

- Mantenersi ben idratati.
- Evitare l'esposizione al sole nelle ore più calde.
- Cercare ambienti freschi e ventilati.
- Mantenere una regolare routine del sonno.
- Ridurre gli impegni non indispensabili quando il caldo è particolarmente intenso.
- Concedersi momenti di pausa, rilassamento e ascolto di sé.

Ricordiamo che sentirsi più stanchi, irritabili o emotivamente vulnerabili durante periodi di caldo intenso è un'esperienza comune.

Tuttavia, se queste difficoltà diventano persistenti, compromettono la vita quotidiana o causano una sofferenza significativa, può essere utile confrontarsi con uno psicologo.

Prendersi cura della propria salute mentale significa anche riconoscere che il nostro equilibrio emotivo è strettamente collegato al benessere fisico. Ascoltare i propri bisogni è il primo passo per stare meglio.



Dottoressa Lucci Gloria

Perché alcune persone fanno fatica a ricevere un complimento?"Che bel lavoro hai fatto!" "Sei davvero una persona gentil...
26/06/2026

Perché alcune persone fanno fatica a ricevere un complimento?

"Che bel lavoro hai fatto!" "Sei davvero una persona gentile." "Ti sta benissimo quel vestito."

Per molte persone ricevere un complimento è piacevole. Per altre, invece, può essere fonte di disagio. C'è chi cambia subito argomento, chi minimizza ("Non è niente"), chi si giustifica o addirittura contraddice l'altro. A prima vista questo atteggiamento può sembrare freddezza, distacco o persino scortesia. In realtà, spesso racconta qualcosa di molto più profondo.

Il complimento mette in discussione l'immagine di sé.

Quando una persona ha una bassa autostima o è molto autocritica, un complimento può entrare in conflitto con l'idea che ha di sé. Se dentro di sé pensa di "non essere abbastanza", farà fatica a credere alle parole dell'altro.

In questi casi il complimento viene sminuito, non perché non sia gradito, ma perché è difficile integrarlo nella propria immagine personale.

Anche l'educazione può influenzare
Molti sono cresciuti con il messaggio che accettare un complimento significhi essere presuntuosi. Così imparano a rispondere minimizzando i propri meriti o spostando l'attenzione su altro.

Accettare un apprezzamento, invece, non significa sentirsi superiori agli altri. Significa semplicemente riconoscere che qualcuno ha colto un nostro valore.

Dietro la freddezza può esserci vulnerabilità
Non sempre una risposta distaccata indica mancanza di interesse. A volte è il modo con cui una persona protegge la propria vulnerabilità, soprattutto se in passato ha vissuto esperienze di critica, svalutazione o relazioni poco sicure.

Accogliere un complimento significa anche lasciarsi vedere e riconoscere. E questo, per alcune persone, può essere difficile.
Imparare a dire semplicemente "grazie"
Ricevere un complimento è una competenza emotiva che si può allenare. Non è necessario giustificarsi, sminuirsi o restituire immediatamente un complimento all'altro.

A volte basta un semplice: "Grazie, mi fa piacere."
Accogliere le parole positive degli altri non è un atto di vanità, ma un gesto di rispetto verso se stessi e verso chi ha scelto di esprimere un apprezzamento.

La capacità di ricevere un complimento è strettamente legata al rapporto che abbiamo con noi stessi. Imparare ad accogliere il riconoscimento degli altri può rappresentare un piccolo ma significativo passo verso una maggiore consapevolezza, una migliore autostima e relazioni più autentiche.

E tu, quando ricevi un complimento, riesci ad accoglierlo o senti il bisogno di ridimensionarlo? Fermarsi a riflettere su questa domanda può offrire interessanti spunti di consapevolezza sul proprio modo di percepirsi e di stare in relazione con gli altri ✍️

Dottoressa Lucci Gloria

28/04/2026

*Entri in una stanza e dimentichi perché? Non è distrazione: è il “Doorway Effect”*

Ti è mai capitato di entrare in una stanza… e all’improvviso non ricordare più cosa dovevi fare?
Magari eri convinto di dover prendere qualcosa, fare una telefonata, controllare un oggetto. Poi attraversi la porta… e il vuoto totale.
Tranquillo: non sei distratto, né stai perdendo la memoria. È un fenomeno reale, studiato dalla psicologia, e ha anche un nome preciso: Doorway Effect, ovvero “effetto porta”.

🚪 Cos’è il Doorway Effect

Il Doorway Effect è quel fenomeno per cui il cervello tende a “resettare” temporaneamente la memoria quando cambiamo ambiente, ad esempio passando da una stanza all’altra.

In pratica, attraversare una porta non è solo un gesto fisico: è anche un confine mentale.
Il nostro cervello funziona organizzando le esperienze in “episodi”. Quando cambiamo contesto, archivia quello che stava succedendo prima e si prepara a gestire nuove informazioni. �
Almanacco della Scienza
Il risultato? Quel piccolo blackout che ci fa pensare: “Ma cosa dovevo fare?”

🧩 Perché succede

La spiegazione è più affascinante di quanto sembri.
Quando entri in un nuovo ambiente:
il cervello aggiorna le informazioni sensoriali
cambia il contesto di riferimento
dà priorità a ciò che accade “qui e ora”
Questo processo può interrompere la memoria di lavoro, cioè quella che stavi usando pochi secondi prima.

È come se il cervello dicesse:

👉 “Nuovo posto, nuove informazioni. Ripartiamo da qui.”

🧠 Un difetto? In realtà no
Potrebbe sembrare un malfunzionamento, ma in realtà è il contrario.
Questo meccanismo serve a:
evitare il sovraccarico mentale
selezionare le informazioni più importanti
adattarsi rapidamente ai cambiamenti
In altre parole, è una strategia evolutiva utile, non un problema.

😅 Succede a tutti (davvero)

Se ti capita spesso, non significa che hai una memoria peggiore degli altri.
Il Doorway Effect è comune e normale, e può diventare più frequente quando:
sei stanco
sei distratto
stai facendo più cose insieme

🔁 Un trucco semplice per ricordare
Hai presente quando torni indietro nella stanza precedente… e all’improvviso ti ricordi tutto?
Non è magia: è perché il cervello recupera il contesto originale, riattivando la memoria.

✨ In sintesi

Entrare in una stanza e dimenticare cosa dovevi fare non è un segnale preoccupante.
È semplicemente il tuo cervello che:
organizza le informazioni
divide la realtà in “capitoli”
e, ogni tanto… chiude quello precedente un po’ troppo in fretta
La prossima volta che ti succede, sorridi:
non hai dimenticato qualcosa.
Hai solo attraversato una porta 😉


29/03/2026

*Quel saluto di cinque secondi che resta per tutta la vita*

Per capire perché anche pochi secondi di saluto mattutino possano avere un impatto così rilevante, è utile fare riferimento alla teoria dell’attaccamento di John Bowlby. Secondo Bowlby, i bambini hanno un bisogno biologico di costruire legami stabili con una figura di riferimento, e la qualità di questi legami contribuisce a formare i cosiddetti “modelli operativi interni”: schemi emotivi attraverso cui, da adulti, interpretiamo le relazioni.

Questi modelli si costruiscono attraverso esperienze quotidiane ripetute, tra cui i momenti di separazione. Mary Ainsworth ha individuato tre principali stili di attaccamento: sicuro, quando il bambino sperimenta prevedibilità e fiducia; ansioso, quando le risposte sono incoerenti; evitante, quando l’affettività è ridotta o scoraggiata. Questi schemi tendono a riflettersi, in forme diverse, nelle relazioni adulte.

Un esempio significativo è il cosiddetto “rituale del doppio saluto”: dopo l’uscita del genitore, il bambino si affaccia alla finestra per un ultimo scambio di saluti. Questo semplice gesto aumenta la prevedibilità della separazione e offre al bambino un senso di controllo, trasformando un momento potenzialmente stressante in un’esperienza gestibile.

Dal punto di vista neurobiologico, interazioni affettive coerenti e prevedibili favoriscono la regolazione emotiva e rafforzano i circuiti della sicurezza. Al contrario, separazioni caotiche o emotivamente fredde possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di allerta.

È importante sottolineare che la teoria dell’attaccamento non serve ad attribuire colpe ai genitori, ma a comprendere l’origine di alcuni schemi relazionali. La buona notizia è che questi modelli non sono fissi: grazie alla plasticità cerebrale, possono essere rielaborati nel tempo attraverso nuove esperienze e relazioni significative.

Dottoressa Lucci Gloria

10/02/2026

Maria Rita Parsi: "Se da bambini siamo stati curati e sostenuti, da adulti ci sentiremo preziosi e sicuri. L’autostima nasce in famiglia, dove i ragazzi cercano ascolto, sincerità e amore"

"Non siamo qui per adattarci al mondo, ma per trovare l’immagine profonda che ci chiama” J. HillmanDottoressa Lucci Glor...
08/01/2026

"Non siamo qui per adattarci al mondo, ma per trovare l’immagine profonda che ci chiama” J. Hillman

Dottoressa Lucci Gloria


Vi auguro un 2026 pieno di propositi e tanta forza di raggiungere i vostri traguardi 🥂Dottoressa Lucci Gloria
31/12/2025

Vi auguro un 2026 pieno di propositi e tanta forza di raggiungere i vostri traguardi 🥂
Dottoressa Lucci Gloria

Buongiorno ✍️
05/11/2025

Buongiorno ✍️

"Il potere terapeutico del ridere: quando l’umorismo diventa cura"Nella pratica clinica e nella vita quotidiana, spesso ...
15/10/2025

"Il potere terapeutico del ridere: quando l’umorismo diventa cura"

Nella pratica clinica e nella vita quotidiana, spesso ci dimentichiamo che ridere è una delle forme più semplici e potenti di autoregolazione emotiva. Eppure, il riso non è solo un’espressione di allegria: è un vero e proprio strumento psicologico, capace di ridurre lo stress, migliorare le relazioni e promuovere benessere mentale.

*Ridere: un atto profondamente umano*

Dal punto di vista psicologico, il riso è un comportamento sociale e relazionale. Ridere insieme agli altri crea connessione, abbassa le difese e favorisce un clima di fiducia. Non a caso, l’umorismo è spesso presente nei momenti di maggiore intimità e condivisione emotiva.
Il cervello, quando ridiamo, rilascia endorfine e dopamina, sostanze legate al piacere e al senso di appagamento. Si abbassano i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e il corpo entra in uno stato di rilassamento naturale.

"L’umorismo in psicologia"

L’umorismo è stato oggetto di interesse per molti psicologi, da Freud a Martin. Freud lo considerava una via di scarica delle tensioni interiori, una forma di liberazione psichica. Oggi, nella psicologia positiva, viene riconosciuto come una “forza del carattere”: la capacità di saper vedere il lato comico o leggero delle situazioni difficili aiuta a mantenere una prospettiva più flessibile e resiliente.

In terapia, l’umorismo – quando usato con sensibilità – può diventare un prezioso alleato. Aiuta a rompere il ghiaccio, a normalizzare le emozioni e a favorire la consapevolezza di sé. Ridere insieme, anche brevemente, può aprire uno spazio di autenticità e fiducia tra terapeuta e paziente.

*Ridere fa bene (anche al corpo)*

Le ricerche confermano che il riso rafforza il sistema immunitario, migliora la circolazione e favorisce un migliore equilibrio ormonale. È un “farmaco naturale” senza effetti collaterali, che sostiene il benessere globale mente-corpo.

Non si tratta di negare le difficoltà o di “ridere a tutti i costi”, ma di concedersi la possibilità di alleggerire. Ridere non cancella il dolore, ma lo rende più sopportabile.

"Un invito a coltivare l’umorismo"

Nel mio lavoro, spesso ricordo ai pazienti che il sorriso non è superficialità, ma forza. Saper ridere di sé, delle proprie imperfezioni e dei piccoli inciampi quotidiani significa accettarsi di più.

Ridere, in fondo, è un atto di fiducia nella vita. È dire a sé stessi: “Posso stare bene anche qui, anche adesso”.

Dottoressa Lucci Gloria


"L’importanza della comunicazione nelle relazioni"La comunicazione è il filo invisibile che ci unisce agli altri. Non ri...
21/09/2025

"L’importanza della comunicazione nelle relazioni"

La comunicazione è il filo invisibile che ci unisce agli altri. Non riguarda solo le parole che pronunciamo, ma anche i silenzi, i gesti, lo sguardo e il tono della voce. Attraverso la comunicazione esprimiamo bisogni, emozioni, pensieri e, soprattutto, costruiamo legami.

Spesso diamo per scontato il “saper comunicare”, ma in realtà è una competenza che richiede consapevolezza. Non basta parlare: serve ascoltare, comprendere e mettersi nei panni dell’altro. Una comunicazione efficace nasce dall’equilibrio tra espressione autentica di sé e rispetto dell’altro.

Quando la comunicazione è chiara e rispettosa:

1) riduce i malintesi;

2) rafforza la fiducia;

3) favorisce la collaborazione;

4) permette di affrontare i conflitti senza distruggere la relazione.

Al contrario, una comunicazione POCO consapevole può generare frustrazione, distanze emotive e incomprensioni che, nel tempo, minano il rapporto con noi stessi e con chi ci circonda.

Prendersi cura della comunicazione significa, in fondo, prendersi cura delle relazioni. È un invito a rallentare, a scegliere le parole, a prestare attenzione al linguaggio non verbale e ad ascoltare in profondità.

💡 Un piccolo esercizio quotidiano:

la prossima volta che parli con qualcuno, prova a chiederti non solo “cosa voglio dire?”, ma anche “come mi sento mentre lo dico?” e “cosa mi sta comunicando l’altro, oltre alle parole?”.

"La comunicazione autentica non è un’abilità innata, ma una strada che si percorre con esercizio, apertura e presenza."

Dottoressa Lucci Gloria

Indirizzo

Via Vetoio 60 (Di Fronte L'Università Dell'Aquila-Palazzo Inail)
L'Aquila
67100

Telefono

+393347273203

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dottoressa Lucci Gloria pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dottoressa Lucci Gloria:

Scelte rapide

Condividi

Digitare