08/25/2026
Un’intervista molto utile per fare chiarezza su una prospettiva importante nella ricerca contro il melanoma.
Grazie per la puntualità e la precisione delle domande, che aiutano a comprendere meglio questa importante innovazione terapeutica.
LA TERAPIA mRNA CONTRO IL MELANOMA DIMOSTRA GIÀ IN FASE 3 UN SUCCESSO STREPITOSO.
LE PAROLE DEL Dott. Paolo Antonio Ascierto - Oncologo e ricercatore italiano OGGI SU REPPUBBLICA.
Meno recidive e meno metastasi nei pazienti già operati rispetto alla sola immunoterapia. Intervista all’oncologo Paolo Ascierto del Pascale di Napoli, che lo ha sperimentato: “Un modello replicabile con altri tumori, parliamo di un modo diverso di fare oncologia”
19 Agosto 2026
Aggiornato alle 17:16
2 minuti di lettura
Ivan Notarangelo
In Italia il melanoma è il secondo tumore più frequente negli uomini e il terzo nelle donne sotto i cinquant’anni, con circa 12.900 nuove diagnosi l’anno secondo i dati Aiom e un aumento del 17 per cento in dieci anni. Si guarisce spesso, ma non sempre: i decessi si attestano intorno ai 2.500 l’anno, e per i pazienti operati il vero nemico ha un nome preciso, recidiva. La chirurgia toglie la lesione, non la possibilità che qualche cellula sia già partita.
È esattamente lì che si gioca la partita annunciata oggi. Merck e Moderna hanno comunicato che il loro vaccino sperimentale a mRNA, somministrato insieme all’immunoterapia Keytruda, ha centrato gli obiettivi principali dello studio di fase 3 condotto su oltre 1.100 pazienti con melanoma ad alto rischio o in stadio avanzato, tutti già operati: meno recidive e meno metastasi a distanza rispetto alla sola immunoterapia. È il primo risultato positivo di fase 3 per una terapia oncologica a mRNA. I mercati hanno reagito prima dei medici: Merck ha guadagnato oltre l’8 per cento nelle contrattazioni pre-market, Moderna è arrivata a balzare del 102 per cento.
✅ Professore, che cosa cambia da oggi?
“Cambia che una strategia che finora era una promessa comincia a diventare una terapia. L’immunoterapia ha già trasformato la storia del melanoma, ma una parte dei pazienti operati recidiva lo stesso. Quello che è fantastico è che l’aggiunta di questo vaccino all’immunoterapia ne potenzia l’azione: abbiamo meno pazienti che recidivano”.
✅ Partiamo dall’inizio. Come si costruisce un vaccino su misura?
“Si parte dal tumore stesso. Si prende il campione di melanoma asportato, lo si processa e se ne estrae il DNA. Da quel DNA, attraverso un algoritmo basato anche sull’intelligenza artificiale che raccoglie una serie molto ampia di informazioni, vengono selezionati 34 neoantigeni: sostanze che il sistema immunitario riconosce come estranee e che sono più immunogeniche, cioè capaci di attivarlo maggiormente. Quei neoantigeni vengono poi trasformati in RNA messaggero. Quello è il vaccino”.
✅ Quindi ogni dose è diversa da tutte le altre.
“Esatto. Non esiste un prodotto uguale per tutti: esiste il vaccino di quel paziente, costruito sulla carta d’identità genetica del suo tumore”.
✅ La parola vaccino però rischia di trarre in inganno.
“Perché evoca la prevenzione, e qui non stiamo prevenendo nulla. Stiamo insegnando al sistema immunitario a riconoscere qualcosa che è già accaduto. È una terapia, non una profilassi. L’immunoterapia toglie il freno alle difese dell’organismo, il vaccino gli indica il bersaglio”.
✅ Come viene somministrato?
“Sono nove somministrazioni e vengono fatte insieme all’immunoterapia classica, quella che utilizziamo adesso. Trattandosi di un trattamento adiuvante, e non del setting metastatico, dopo la chirurgia il paziente comincia l’immunoterapia e in un secondo tempo si aggiunge il vaccino”.
✅ Perché in un secondo tempo?
“Perché il vaccino va prodotto, e la produzione richiede in genere sei settimane. Non si può partire il giorno dopo l’intervento: prima si analizza il tumore, poi si costruisce la terapia”.
✅ Sei settimane per ogni singolo paziente. È un modello industrialmente sostenibile?
“La catena di produzione esiste già ed è attiva per lo studio. Non è un impianto da costruire dopo l’approvazione: nel momento in cui arriva il via libera degli enti regolatori, la filiera è pronta”.
✅ Quindi quando potremo vederlo nei reparti?
“In genere l’Fda americana è molto più rapida. L’Europa arriva di solito sei mesi dopo, e l’Italia ci mette ancora un po’ di tempo, anche perché sicuramente non sarà un farmaco a basso prezzo. Realisticamente, guardando alle condizioni migliori, il 2027 è l’orizzonte da tenere d’occhio”.
✅ Sarà disponibile ovunque?
“È prevedibile che venga somministrato in alcuni centri specializzati. Non è una terapia che si può gestire in qualsiasi struttura: servono la parte diagnostica, la logistica, la filiera. E questo pone un problema di organizzazione, non solo di farmaco”.
✅ Il melanoma è il primo bersaglio. Sarà anche l’ultimo?
“No, ed è il punto più interessante di tutta questa storia. Il melanoma è un tumore con un alto numero di mutazioni, quindi era il candidato ideale per una strategia costruita sui neoantigeni. Ma la stessa tecnologia è già in sperimentazione su altre neoplasie. Se il modello regge, non stiamo parlando di un farmaco: stiamo parlando di un modo diverso di fare oncologia”.
LE NOSTRE CONGRATULAZIONI DI CUORE AL PROF ASCIERTO A NOME DI TUTTI I PAZIENTI DI Melanoma Italia ONLUS.
www.melanomaitalia.org