Monica Cerri Psicoterapeuta

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Monica Cerri Psicoterapeuta ⚠️ Stai male e non sai perché?
🧭 Usa la tua bussola interna.
✨ Estendi la tua forza ad ogni settore della tua vita.

Mindfulness, Meditazione, Psicologia Clinica, Psicologia Transpersonale e Biotransenergetica

07/08/2026

Le vacanze hanno un lato di cui si parla poco.

Quando gli impegni si fermano, la palestra, gli incontri, le mille cose in calendario, si ferma anche tutto quel movimento che, senza accorgercene, ci teneva lontane da noi stesse.

E in quel silenzio, spesso, emerge qualcosa. Un disagio, una domanda, un pensiero che durante l’anno non aveva spazio per farsi sentire.

Non è un caso se i periodi di pausa, l’estate, le feste, sono spesso i più delicati. Ci si ritrova più sole, più esposte al contatto con sé. A volte anche più a contatto con dinamiche familiari e relazionali che il resto dell’anno riusciamo a tenere a distanza.

Se in questi giorni ti senti più fragile, più pensierosa, più giù di quanto “dovresti” essere mentre tutti sembrano solo rilassarsi, non c’è niente di sbagliato in te. Stai solo, finalmente, sentendo.

E sentire, anche quando fa male, è sempre l’inizio di qualcosa.

Se ti riconosci, seguimi. Parliamo di come trasformare queste cose ogni settimana.

05/08/2026

Vogliamo tutti arrivare subito alla soluzione.

È istintivo: sto male, voglio cambiare, cerco la strada d’uscita il più in fretta possibile. Ma c’è uno step che quasi tutti saltano, ed è proprio quello che fa la differenza tra un cambiamento palliativo e una trasformazione vera.

Quello step è la consapevolezza. Sapere esattamente dove sono, in questo momento della mia vita.

Perché se non so cosa sta succedendo dentro di me, non conosco il mio punto di partenza. Non so quali componenti si mettono in gioco. E senza questo, non ho i dati su cui lavorare.

Vedere tutte le microdinamiche: cosa innesca il processo, cosa lo mantiene, cosa lo disinnesca. Solo così ho qualcosa in mano.

Perché posso padroneggiare un processo solo se lo conosco. Se corro subito al cambiamento saltando questo passaggio, ottengo al massimo un sollievo temporaneo. Un cerotto. La trasformazione vera comincia da un’altra parte.

Non dal cambiare. Dal vedere dove sono.

Se ti riconosci, seguimi. Parliamo di come trasformare queste cose ogni settimana.

29/07/2026

Da bambini sentiamo tutto, senza saperlo ancora nominare.

Poi, piano piano, impariamo a dare un nome alle emozioni. E lo impariamo dagli altri, da come reagiscono a ciò che proviamo.

Se il nostro sentire viene invalidato, “non è vero”, “non fare così”, “non dovresti sentirti così”, impariamo a invalidarlo anche noi.

Da adulti, non smettiamo di sentire. Continuiamo a farlo. Ma giudichiamo quello che sentiamo. E a furia di giudicarlo, arriviamo a crederci sganciate dal nostro sentire.

“Sono in sovraccarico, ma dovrei reggere di più”: il sovraccarico lo senti, il bisogno di un confine lo senti. Solo che invece di ascoltarlo, lo condanni.

La soluzione non è smettere di sentire. È riconoscere quell’automatismo di giudizio. Accoglierlo, perché l’abbiamo costruito nel tempo e continuerà a ripresentarsi, ma imparare a conoscerlo bene: cosa lo innesca, cosa lo mantiene, cosa lo disinnesca.

Perché ogni volta che lo riconosci, puoi scegliere cosa fare. Non nutrirlo ancora, e costruire un modo più funzionale.

E, ogni volta che compi questa scelta, la bilancia dentro di te cambia: il vecchio automatismo si indebolisce, il nuovo prende struttura.

Ritrovare la propria bussola comincia da qui. Dal tornare a fidarti di quello che senti.

Ne parlo ogni sabato mattina in una mail. Se vuoi riceverla, la trovi dal link in bio.

27/07/2026

Ieri sera mio figlio era stanchissimo. Io cercavo di accelerare i tempi, denti, pigiama, letto.

E lui, da sdraiato, mi dice: “Io ho bisogno di fare coi miei tempi.”

Ha tre anni e mezzo.

Quella frase mi ha fermata. Non perché lui sappia gestire le emozioni meglio di noi, a quell’età non è ancora capace, ha bisogno di noi per imparare a farlo. Mi ha fermata perché lui quel bisogno lo sente e lo dice senza giudicarlo. Con una naturalezza che noi, da adulte, abbiamo perso.

Perché il sentire c’è da subito, intatto. Quello che si aggiunge col tempo non è la capacità di sentire. È il giudizio su quello che sentiamo. “Non dovrei essere stanca.” “Non è il momento di fermarmi.” E a forza di giudicarlo, quel sentire lo copriamo, fino a non percepirlo quasi più.

Lui ancora non lo fa. Sente, e lo dice. E io non ho potuto fare altro che rispondere: va bene. Quando sei pronto, dimmelo.

Ritrovare la propria bussola è questo. Non tornare bambine, ma tornare a sentire quello che sentiamo senza condannarlo subito.

Se ti riconosci, seguimi. Parliamo di come trasformare queste cose ogni settimana.

Chiudo gli occhi e sto scomoda.Apro gli occhi e ciò che vedo mi mette a disagio: il mio corpo, le persone attorno a me.V...
20/07/2026

Chiudo gli occhi e sto scomoda.

Apro gli occhi e ciò che vedo mi mette a disagio: il mio corpo, le persone attorno a me.

Vedo la mia vita come in una bolla: non mi piace ciò che vedo.

Mi sento come in un film che, se qualcuno vedesse, penserebbe “poverina” e, poi, paragonandolo con altri penserebbe “questo sì che è avvincente, interessante”.

Sensazioni talmente forti e avvolgenti che prendono tutto lo spazio.

Diventano l’unica realtà esistente.

Non solo nella mia testa, ovunque.

Ti sei mai sentita così?

La realtà nella tua testa che prende il sopravvento e diventa tutta la realtà esistente.

Conosco bene quella bolla, ci ho vissuto per anni.

E, per anni, ho anche cercato aiuto, ma non ho trovato ciò che mi serviva.

Poi, all’ennesimo tentativo, ho trovato un percorso ed una persona che facevano per me e lì è cambiato tutto.

Se anche tu vivi in quella bolla, sempre o ogni tanto, non normalizzarla, puoi tirarti fuori da lì.

Ti serve solo l’aiuto giusto.

Ogni sabato mattina, ti scrivo una mail su come si esce da lì. Se vuoi riceverla, la trovi dal link in bio.

Un tempo, non avrei mai pubblicato una foto così. Senza trucco, senza occhiali, con le ciglia che non ci sono.Oggi posso...
13/07/2026

Un tempo, non avrei mai pubblicato una foto così. Senza trucco, senza occhiali, con le ciglia che non ci sono.

Oggi posso.

E voglio raccontarti perché.

Ci sono riuscita quando ho capito una cosa: quel senso di imperfezione che sentivo non era reale. Era culturale.

I canoni estetici, cambiano in ogni epoca e in ogni cultura. Non sono una qualità oggettiva, sono un costrutto. Capirlo davvero, non solo a parole, ha cambiato tutto.

Ho iniziato a sentire il mio valore come individuo unico, a prescindere dall’estetica.

Non è stato immediato e non è stato da sola. Ci è voluto tanto lavoro interiore, nel mio caso passato attraverso la psicoterapia e la mia formazione. Non sono gli unici modi, ma sono quelli che ho validato su di me.

Oggi, quello che ha funzionato per me, lo porto alle persone che accompagno.

Ogni sabato mattina, scrivo una mail su temi come questo. Se vuoi riceverla, la trovi dal link in bio.

08/07/2026

COME FACCIO A CONOSCERMI DAVVERO?

Ieri sono andata in una palestra nuova. Non conoscevo i corsi, avevo pochi orari disponibili.

Avrei potuto passare ore a capire quale corso facesse per me. Invece ho scelto diversamente: sono andata al corso che c’era all’orario in cui potevo, e ho scoperto lì se mi piaceva.

E mentre ero lì ho pensato a quante volte facciamo il contrario nella vita.

Aspettiamo di capire prima con la testa cosa è adatto a noi. Costruiamo una narrativa identitaria, “io sono così, a me piace questo, io non sono una persona che…” e poi scegliamo in base a quella.

Ma quella narrativa, magari, è ferma a qualche anno fa. Magari quella parte di te nel frattempo si è già modificata. E aspettare di capire prima ti preclude proprio la possibilità di scoprirlo.

Ci conosciamo davvero attraverso l’esperienza, non attraverso quello che pensiamo di essere.

Prima sperimenta. Mentre sperimenti, senti. Poi ridefinisciti.

Se ti riconosci, seguimi. Parliamo di come trasformare queste cose ogni settimana.

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