PsicoLondon - Romina Rubino, Psicologa e Psicoterapeuta a Londra

PsicoLondon -  Romina Rubino, Psicologa e Psicoterapeuta a Londra Psicologa e Psicoterapeuta Psicoanalista. In questa pagina parlo di Psicologia e racconto Londra con gli occhi di una psicoanalista italiana.

Trauma · Autostima · Relazioni
Psicoanalisi scomoda, per chi non si accontenta delle risposte facili
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A volte la distanza è ciò che ci permette di cominciare a parlare.Una parola in inglese può arrivare per abitudine. Altr...
12/09/2026

A volte la distanza è ciò che ci permette di cominciare a parlare.

Una parola in inglese può arrivare per abitudine. Altre volte, cambiando lingua, cambia anche il racconto: la voce si fa più ferma, una frase arriva fino in fondo, diventa possibile dire qualcosa che prima sembrava troppo.

Alcuni studi sulla memoria autobiografica mostrano che possiamo ricordare e raccontare le esperienze in modo diverso a seconda della lingua utilizzata. La ricerca sulle emozioni in chi parla più lingue suggerisce inoltre che la lingua appresa nell’infanzia può riattivare sensazioni più intense, mentre una lingua acquisita dopo può offrire una certa distanza emotiva.

Molto dipende dalla vita che abbiamo vissuto in ciascuna lingua: con chi siamo stati spontanei, quali parole ci hanno fatto vergognare, dove abbiamo imparato a chiedere, protestare o dire di no.

Con gli anni anche l’inglese si riempie di intimità, discussioni, affetti e perdite. Diventa una lingua nella quale ci sono accadute cose.

In seduta mi interessa ciò che succede proprio in questi passaggi. Quando una lingua permette di avvicinare un ricordo continuando a pensare, respirare e restare nella relazione, quella distanza ha una funzione preziosa. Può rendere raccontabile qualcosa che, sentito troppo da vicino, ci lascerebbe ancora senza parole.

Condividere l’italiano può creare familiarità, ma conoscere le parole di una persona è solo l’inizio. La terapia offre lo spazio per ascoltare ciò che quelle parole significano: le esperienze che evocano, le emozioni che proteggono, i silenzi che custodiscono.

Quando una lingua diventa davvero nostra, non serve solo a raccontare ciò che abbiamo vissuto: ci permette di incontrarlo con maggiore cura. A volte, proprio nella distanza tra una lingua e l’altra, troviamo lo spazio per avvicinarci a noi stessi.

C’è una parola o una frase che, passando dall’italiano all’inglese, cambia voce dentro di te?


09/09/2026

🌿 A Londra gli amici possono esserci.
Quello che a volte manca è la spontaneità con cui li si vive.

Il caffè improvvisato.
Il “sei in zona?”.
Il vedersi senza dover incastrare agende, distanze e settimane di anticipo.

Forse è una delle cose che, vivendo lontano dall’Italia, si sentono di più: non la mancanza di persone, ma quella di un certo modo di sentirsi vicini.

Londra può regalare legami profondi.
Ma a volte mi ricorda che la vicinanza non dipende solo dall’affetto: dipende anche dalla possibilità di entrare nella vita dell’altro senza doverlo programmare troppo.

A volte non mi mancano gli amici.
Mi manca un certo modo di esserlo.


08/09/2026

Dopo un’esperienza traumatica, il corpo può restare in ascolto del pericolo, come una casa che trattiene l’eco di un temporale anche quando il cielo è tornato sereno.

Può capitare di sentirsi sempre in allerta, sobbalzare al minimo rumore, faticare a rilassarsi o a dormire. A volte basta un luogo, un suono o una situazione per riaccendere quella sensazione di minaccia, come se il passato bussasse ancora alla porta del presente.

Non significa che stai esagerando, né che dovresti aver già lasciato tutto alle spalle. Il sistema di allarme può avere bisogno di tempo per riconoscere che il pericolo è finito e che, ora, puoi tornare lentamente a sentirti al sicuro.

Se l’allarme continua a suonare e invade le tue giornate, non devi affrontarlo da solo: parlarne con un professionista può aiutarti a capire cosa sta accadendo e a ritrovare, passo dopo passo, un senso di sicurezza.

Chiedere aiuto non significa essere deboli: significa dare al tuo corpo la possibilità di smettere di difendersi da un pericolo che non c’è più.

Ricorda però che nessun segnale da solo può dirti qualcosa delle radici della tua sofferenza. Per formulare una diagnosi servono una valutazione professionale completa, la tua storia personale e una comprensione più ampia dei sintomi, della loro durata e del loro impatto sulla vita quotidiana.


07/09/2026

🌿 Quando qualcosa finisce spesso lascia un vuoto nella nostra vita. E a volte può capitare che in quel vuoto finiamo per perderci.

Se riusciamo ad andare oltre il naturale vortice di emozioni che spesso accompagna lo stare nel vuoto, possiamo accedere ad una nuova dimensione dove quel vuoto diventa uno spazio da abitare.

Oggi, nel mio studio, ho assistito a quel momento prezioso in cui quello che era uno vaso vuoto si è di nuovo riempito di una nuova vita. 🌷

È un piccolo miracolo che può accadere anche dentro di noi, ogni volta che accogliamo ogni fine come il germoglio di un nuovo inizio.


🌿 Il paradosso è che, quando ti impegni moltissimo, spesso vieni premiato proprio per ciò che ti sta consumando.Ti consi...
03/09/2026

🌿 Il paradosso è che, quando ti impegni moltissimo, spesso vieni premiato proprio per ciò che ti sta consumando.

Ti considerano affidabile e capace, quello che riesce sempre a farcela. Così nessuno si domanda quanto ti costa. A volte, nemmeno tu.

🍃 Quella che sembra ambizione può essere anche un modo per sentirti al sicuro: se faccio tutto bene, non deludo; se mi preparo abbastanza, non sbaglio; se do sempre qualcosa in più, nessuno penserà che non valgo.

Il problema è che il traguardo continua a spostarsi. Raggiungi qualcosa, ma la soddisfazione dura poco: lo sguardo è già su ciò che manca e su quello che avresti potuto fare meglio.

Non sempre devi imparare a fare meno. A volte devi capire perché fare così tanto è diventato necessario per sentirti abbastanza.

🌸 Tra il rumore delle cose da fare e il silenzio di quando ti fermi, può emergere una domanda: che cosa stai cercando, oltre il prossimo traguardo? A volte basta uno spazio sicuro, senza fretta né giudizio, per iniziare ad ascoltare la risposta e lasciare che il tuo valore smetta di dipendere da quanto riesci a fare.

Quando raggiungi qualcosa, riesci a sentirlo davvero o pensi subito a ciò che manca?



02/09/2026

🌸 Ci sono persone che sentono immediatamente ogni cambiamento emotivo nell’altro.

Un silenzio, un tono diverso, una tensione appena accennata. E, quasi senza accorgersene, iniziano a portarla dentro di sé.

A volte non è soltanto empatia. È un modo di stare nelle relazioni imparato molto presto: monitorare l’altro, adattarsi al suo stato emotivo, cercare di stare bene solo quando anche lui sta bene.

🌷 Ma comprendere ciò che una persona prova non significa doverlo assorbire.

Si può essere presenti senza diventare responsabili delle emozioni altrui. Si può restare vicini senza perdersi dentro quello che l’altro sta vivendo.

Forse il confine non è ciò che ci separa.
È ciò che permette a due persone di incontrarsi davvero.

🌿 Ti capita di sentire le emozioni degli altri come se fossero tue?


Settembre ha l’aria di un nuovo inizio, ma anche quella di una verifica.Tornano le abitudini, si riempiono le agende, ri...
01/09/2026

Settembre ha l’aria di un nuovo inizio, ma anche quella di una verifica.

Tornano le abitudini, si riempiono le agende, riemergono i progetti lasciati in sospeso. E, quasi senza accorgercene, comincia un inventario interiore:

a quest’ora avrei dovuto…
quest’anno devo assolutamente…
gli altri sono già ripartiti…

Come se l’anno non stesse semplicemente ricominciando, ma ci stesse chiedendo conto di quanto siamo riusciti a diventare.

Per questo ci si può sentire in ritardo anche senza avere una scadenza. È una pressione più intima: la sensazione che, a questo punto della propria vita, si dovrebbe essere già più avanti.

Il problema è che quel “più avanti” raramente ha un punto d’arrivo. Appena lo raggiungi, si sposta insieme a te.

Prima di accelerare, forse vale la pena domandarsi:

sono davvero in ritardo
o sto misurando la mia vita con un tempo che non mi appartiene?



Una delle cose più difficili da tenere insieme in terapia è questa:i nostri genitori possono averci voluto benee alcune ...
29/08/2026

Una delle cose più difficili da tenere insieme in terapia è questa:

i nostri genitori possono averci voluto bene
e alcune esperienze possono averci ferito.

Possono aver fatto il meglio che potevano, con la loro storia, i loro strumenti e i loro limiti.

Ma il meglio possibile per un adulto non è sempre sufficientemente buono per il bambino che dipende da lui.

Dirlo non significa stabilire che la propria famiglia fosse “sbagliata”.
E non significa cercare un colpevole.

Significa riconoscere che le intenzioni di chi si prendeva cura di noi e l’effetto che alcune esperienze hanno avuto su di noi non sono necessariamente la stessa cosa.

Un genitore può non aver voluto spaventarti, e tu puoi aver imparato a vivere in allerta.

Può non aver voluto farti sentire responsabile, e tu puoi aver imparato a occuparti del suo umore prima ancora di riconoscere il tuo.

Può averti amato, e non essere sempre riuscito a proteggerti, ascoltarti o aiutarti a dare un senso a ciò che accadeva.

In terapia non si tratta di scegliere tra gratitudine e verità, né di trasformare il dolore in un’accusa.

Si tratta di poter guardare la propria storia senza doverla continuamente minimizzare per proteggere chi amiamo.

Perché comprendere da dove viene quel radar è il primo passo per non dover vivere come se dovesse ancora salvarci.



🌸 Mettere dei confini sembra semplice, finché non lo fai davvero.Poi l’altro resta male, cambia tono, si allontana.E que...
20/08/2026

🌸 Mettere dei confini sembra semplice, finché non lo fai davvero.

Poi l’altro resta male, cambia tono, si allontana.
E quel confine che prima ti sembrava necessario comincia a sembrarti eccessivo.

“Forse potevo fare uno sforzo.
Forse avrei dovuto spiegarmi meglio.”

Ma il senso di colpa nelle relazioni non significa necessariamente che hai fatto qualcosa di sbagliato.

A volte arriva perché dire di no entra in conflitto con ciò che hai imparato molto tempo fa:

devo essere disponibile.
non devo deludere.
se l’altro soffre, è anche responsabilità mia.

E allora nasce il bisogno di riparare: spiegare troppo, addolcire, tornare indietro.

🌷 Il punto non è smettere di provare senso di colpa.
È diventare curiosi di ciò che racconta.

Che cosa temo che il mio “no” dica di me?
Che cosa penso possa succedere alla relazione se metto un limite?

🦋 Perché c’è una differenza tra aver ferito qualcuno e sentirsi in colpa semplicemente perché qualcuno è rimasto deluso.

A volte imparare a mettere dei confini significa proprio questo:

restare nella relazione senza dover abbandonare se stessi.



🌿 Forse ci accorgiamo di quanto siamo stanchi proprio quando finalmente ci fermiamo.E allora i primi giorni di vacanza n...
16/08/2026

🌿 Forse ci accorgiamo di quanto siamo stanchi proprio quando finalmente ci fermiamo.

E allora i primi giorni di vacanza non assomigliano affatto a come li avevamo immaginati: siamo nervosi, distratti, continuiamo a cercare qualcosa da fare.

Non sempre perché non sappiamo riposare.

🌷 A volte perché stiamo cercando di recuperare in pochi giorni uno spazio che ci è mancato per mesi.

E forse la domanda non è solo: come posso rilassarmi di più?

Ma anche: quanto spazio sto lasciando al riposo nella mia vita, prima di arrivare esausto alle vacanze? 🌸


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