27/10/2026
A chi dice ancora una volta che violenza si genere non esiste....
Ci vuole una ferocia disumana per lavarsi i denti, spegnere la luce e infilarsi nel letto accanto alla donna che hai deciso di ammazzare.
Giulia Tramontano aveva ventinove anni. Aspettava Thiago. E dormiva accanto all’uomo che preparava la sua morte.
Lui la vedeva mangiare. Le passava accanto in cucina. Intanto cercava informazioni sul veleno. E glielo somministrava.
Non sono soltanto le trentasette coltellate a farmi orrore. Sono i giorni prima.
I piatti da lavare. La spesa. Lei che immaginava un figlio da stringere. Lui che studiava come impedirglielo.
Oggi è stata riconosciuta la premeditazione.
Finalmente.
E sì, trovo agghiacciante che sia servito un appello bis.
La precedente Corte d’appello l’aveva esclusa. La Cassazione ha imposto una nuova valutazione di elementi decisivi: il veleno, le ricerche, la successione dei comportamenti.
So bene che la premeditazione non si presume. Va provata. Ma trovo legittimo domandarsi come sia stato possibile escluderla senza valutare adeguatamente tutto questo.
Perché il veleno richiede qualcosa che uno scatto d’ira non conosce.
La pazienza.
Bisogna cercarlo. Procurarselo. Somministrarlo. Aspettare.
E nel frattempo lei è viva.
Ti parla. Ti guarda. Ti dorme accanto.
Hai tutto il tempo per fermarti.
E invece continui.
Giulia non ha potuto conoscere suo figlio. Thiago non ha avuto nemmeno il tempo di respirare.
E basta, vi prego, con gli uomini che perdono il controllo.
Qui il controllo è stato esercitato. Per mesi. Sul corpo di una donna che si fidava.
Perché l’orrore non è sempre un assassino nascosto in un vicolo.
A volte è un uomo che sa dove tieni i bicchieri, che ti vede accarezzare la pancia e che, mentre tu scegli il nome di tuo figlio, prepara la tua fine.
Non era Giulia a dover riconoscere il mostro.
Era lui che poteva andarsene. Ogni giorno.
Invece è rimasto.
E ha trasformato la fiducia di una donna nel posto più sicuro da cui ucciderla.