Daniela Pes - Psicologa

Daniela Pes - Psicologa Dal dover essere, all’essere. Psicologia per chi è stanco di sentirsi “sempre all’altezza”
Ascolto • genitorialità • consapevolezza

𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 è spesso il mese dei rientri e della ripresa.Chi ha avuto la possibilità di partire si ritrova alle prese con ...
02/09/2026

𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 è spesso il mese dei rientri e della ripresa.

Chi ha avuto la possibilità di partire si ritrova alle prese con il disfare le valigie, ma in linea generale si riprendono i soliti orari, il lavoro, gli impegni e non sempre ritrovare la quotidianità è semplice. 😪

Malinconia, stanchezza, irritabilità o poca motivazione possono accompagnare i primi giorni: è quello che viene definito 𝗽𝗼𝘀𝘁-𝗵𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝘆 𝗯𝗹𝘂𝗲𝘀.

Il disagio del rientro può raccontarci qualcosa di più.

Le vacanze mettono in pausa molti aspetti della nostra vita. Tornare significa ritrovarli.

Può essere utile chiedersi:

🌱 cosa mi ha fatto stare bene durante le vacanze?

🌱 cosa di quel benessere manca nella mia quotidianità?

Ne parlo nel nuovo articolo del blog del mio sito web www.danielapes.it.

🔗 Link nel primo commento.

Ci sono parti di noi che mostriamo facilmente.Altre che, nel tempo, abbiamo imparato a lasciare nell’ombra.🌱 Emozioni ch...
27/08/2026

Ci sono parti di noi che mostriamo facilmente.
Altre che, nel tempo, abbiamo imparato a lasciare nell’ombra.

🌱 Emozioni che consideriamo sbagliate.
🌱 Paure che preferiamo non mostrare.
🌱 Desideri che abbiamo messo da parte.
🌱 Modi di essere che abbiamo imparato a trattenere perché poco accettati dagli altri o da noi stessi.

Nell’Ombra non vive soltanto ciò che consideriamo negativo.

A volte abbiamo nascosto anche la nostra capacità di dire no, di essere assertivi, di prenderci spazio. La creatività, la spontaneità o parti di noi che, in qualche momento della nostra storia, abbiamo sentito di non poter esprimere.

Quelle parti che mettiamo nell’ombra non scompaiono.

Possono riaffacciarsi nelle nostre reazioni, nelle relazioni e persino in ciò che ci infastidisce particolarmente negli altri.

Conoscere la propria Ombra non significa liberarsi delle parti che non ci piacciono ma provare a guardarle con meno giudizio, comprenderne l’origine e riconoscere ciò che raccontano di noi.

Possiamo imparare a non esserne travolti, smettere di spendere energie per tenerla nascosta, e iniziare a sentirci un po' più interi.

📋 Un piccolo esercizio per iniziare: la prossima volta che una reazione ti sembra sproporzionata, fermati un attimo e chiediti, con gentilezza — "cosa mi sta dicendo di me?".

Talvolta possiamo sentirci in gabbia, anche quando intorno a noi non sembra esserci nulla che ci trattenga.Le sbarre, in...
22/08/2026

Talvolta possiamo sentirci in gabbia, anche quando intorno a noi non sembra esserci nulla che ci trattenga.

Le sbarre, infatti, non sono sempre visibili.

Possono essere una relazione nella quale non ci riconosciamo più, un lavoro che ci consuma, una quotidianità diventata troppo stretta.

Ma possono essere anche pensieri, paure e convinzioni che abbiamo imparato nel tempo:

“Non posso cambiare.”
“Ormai è troppo tardi.”
“Cosa penseranno gli altri?”
“Non ce la farei da solo/a.”

Può capitare di rimanere fermi, anche quando una parte di noi sente che qualcosa non va più.

Uscire da queste gabbie non significa necessariamente stravolgere tutto da un giorno all’altro. Talvolta il primo movimento è molto più piccolo:

riconoscere ciò che ci fa sentire in trappola e provare a dargli un nome.

Chiederci quali sono davvero i nostri limiti e quali, invece, abbiamo imparato a considerarli tali.

In seguito può arrivare un piccolo passo. Un confine messo dove prima non c’era. Un “no”. Una scelta diversa. Una richiesta di aiuto.

Alcune gabbie si aprono lentamente, un pezzo alla volta.

Accorgersi delle proprie sbarre può essere già l’inizio di un cambiamento.

"Non è l'estate a cambiare quello che senti. È il permesso di sentirlo che può fare la differenza."L'estate viene spesso...
04/08/2026

"Non è l'estate a cambiare quello che senti. È il permesso di sentirlo che può fare la differenza."

L'estate viene spesso associata alla leggerezza, al riposo e alla felicità. ⛱️

Ma non sempre è così.

Ho scritto un articolo dedicato a chi, proprio in questo periodo, si accorge di sentirsi stanco, triste o semplicemente diverso da come pensa di "dover" stare.

Non c'è una stagione in cui siamo obbligati a sentirci bene. 🙂

🔗 Trovi l'articolo completo nel mio blog, link nel primo commento.

Queste due fotografie sono state scattate a pochi secondi di distanza.Lo stesso lago, le stesse montagne, la stessa luce...
28/07/2026

Queste due fotografie sono state scattate a pochi secondi di distanza.

Lo stesso lago, le stesse montagne, la stessa luce, ma è bastato spostare leggermente il punto focale perché i colori cambiassero, le ombre si attenuassero e il paesaggio apparisse diverso.

Mi ha fatto pensare a quanto accada anche nella vita.

Quando attraversiamo un momento difficile è naturale sentirci intrappolati in un unico modo di vedere le cose. Quello che stiamo vivendo sembra diventare l'unica realtà possibile.

Cambiare prospettiva non significa negare il dolore, minimizzare un problema o convincersi che vada tutto bene.

Significa concedersi la possibilità di osservare la stessa situazione da un'altra angolazione. Magari chiedendosi:

“C'è qualcosa che non sto vedendo?"

oppure

“Come guarderebbe questa situazione una persona a cui voglio bene?"

Dal punto di vista psicologico questo cambio di prospettiva può aiutarci a regolare le emozioni, a ridurre il senso di blocco e a trovare possibilità che prima rimanevano nell'ombra.

A volte non possiamo cambiare ciò che ci accade, ma possiamo cambiare il modo in cui ci mettiamo di fronte a ciò che ci accade.

"A volte basta cambiare punto di vista perché anche la luce cambi"

Ti è mai capitato di accorgerti che, cambiando prospettiva, anche una situazione che sembrava senza via d'uscita ha iniziato a mostrarti qualcosa di diverso?

Due anni fa abbiamo dovuto salutare Dylan.Ancora oggi ricordo quanto sia stata difficile quella decisione: i dubbi, i se...
20/07/2026

Due anni fa abbiamo dovuto salutare Dylan.

Ancora oggi ricordo quanto sia stata difficile quella decisione: i dubbi, i sensi di colpa.

La domanda che torna nella mente di chiunque abbia vissuto quel momento:

"Sto facendo la cosa giusta?"

Perdere un animale non significa perdere "solo un cane" o "solo un gatto", eppure una frase che chi vive questo tipo di lutto si sente dire spesso è:

"Non puoi paragonarlo alla perdita di una persona."
"Era solo un animale."

Chiaramente un animale non è una persona, ma il dolore non nasce dalla specie, nasce dal legame.

Gli animali entrano nella nostra quotidianità in un modo silenzioso e profondo.
Ci aspettano quando torniamo a casa, condividono le nostre giornate, le vacanze, i momenti difficili e quelli felici. Diventano parte della nostra storia.

Quando se ne vanno, perdiamo una relazione importante.

Dal punto di vista psicologico, il lutto per un animale domestico può essere intenso quanto altri lutti. Possiamo provare tristezza, rabbia, senso di colpa, incredulità, nostalgia. Non perché stiamo confondendo un animale con una persona, ma perché stiamo elaborando la perdita di un legame significativo.

L'intensità del dolore dipende dall'importanza che quella relazione aveva per noi.

Con il tempo il dolore non scompare, ma cambia forma.

Oggi, quando penso a Dylan, i ricordi hanno preso il posto degli ultimi giorni: le passeggiate, le vacanze, i giochi, tutte quelle piccole abitudini che sembravano normali e che oggi custodisco con gratitudine.

Se stai vivendo la perdita del tuo animale, non sentirti sbagliato per ciò che provi e non lasciare che qualcuno ridimensioni il tuo dolore.

Ogni legame importante merita il proprio tempo per essere salutato. ❤️

Ci sono “sì” che diciamo senza volerlo davvero.Accade soprattutto nelle relazioni più vicine, in famiglia, dove il timor...
08/07/2026

Ci sono “sì” che diciamo senza volerlo davvero.

Accade soprattutto nelle relazioni più vicine, in famiglia, dove il timore di deludere, essere giudicati o non essere compresi può rendere difficile esprimere un limite.

Così ci si adatta, si rimanda, si accetta anche quando dentro si sente fatica, irritazione o il bisogno di avere spazio.

I confini non devono essere vissuti come muri contro gli altri.
Sono un modo per riconoscere ciò che ci fa stare bene, ciò che possiamo offrire e ciò che, invece, in quel momento ci chiede troppo.

Dire “no” non significa voler meno bene, ma provare a restare in relazione senza perdere di vista anche sé stessi.

A volte un confine può essere espresso con una frase semplice:
“Capisco, ma questa volta non posso.”

Spesso mi sento dire "Sto perdendo tempo perché sto sempre male."Quando attraversiamo un periodo di dolore, siamo abitua...
30/06/2026

Spesso mi sento dire "Sto perdendo tempo perché sto sempre male."

Quando attraversiamo un periodo di dolore, siamo abituati a misurare quello che riusciamo a fare, molto meno quello che stiamo sostenendo.

Accettare di stare male non è sinonimo di perdere tempo o rinunciare a sé.

Significa smettere di misurarsi solo per ciò che si produce e riconoscere il valore del cammino che si sta facendo - anche quando è faticoso - e richiede pazienza e rispetto.

Darsi tempo è un gesto di cura verso se stessi.

Proviamo a dirci più spesso “sto facendo del mio meglio, anche se sto male”.

“E c’è ancora chi sa piangere di notte alla mia età “.Vi ricorda qualcosa? Vi risuona? A me si e tanto! Non tutti però r...
22/06/2026

“E c’è ancora chi sa piangere di notte alla mia età “.

Vi ricorda qualcosa?

Vi risuona?

A me si e tanto!

Non tutti però riescono a farlo.

Perché?

Vergogna.

Segno di debolezza.

ll pianto viene relegato alla dimensione infantile. È “normale che i bambini piangano”, salvo poi sentire molto spesso frasi rivolte proprio a loro i bambini “non piangere” “perché piangi? Non è successo niente!”…

Curiosa contraddizione, che fa riflettere 😅

Chissà, se qualcuno avesse legittimato quel pianto, non amplificato ma accolto nel suo significato, restituito dignità e valore a quell’atto, forse saremmo stati più in grado di reggere il “peso” di vedere le lacrime nei volti altrui e accetteremmo con più serenità anche le nostre.

Piangere non come un segno di fragilità, ma come espressione di ciò che stiamo sentendo davvero.

Mi chiamo Daniela Pes, sono una Psicologa laureata a Cagliari in Psicologia dello Sviluppo. Nel mio lavoro offro uno spa...
21/06/2026

Mi chiamo Daniela Pes, sono una Psicologa laureata a Cagliari in Psicologia dello Sviluppo. Nel mio lavoro offro uno spazio protetto, accogliente e privo di giudizio, in cui ogni persona possa sentirsi libera di essere davvero se stessa, senza il peso delle aspettative esterne.

Mi rivolgo a chi sente di non riuscire a vivere pienamente la propria vita, a chi si sente bloccato, sopraffatto o intrappolato in un continuo “dover essere” che lascia poco spazio all’autenticità.

Nel percorso lavoreremo per:
🌱 ritrovare autenticità liberandoti dal peso delle aspettative
🌱 riconoscere i tuoi bisogni e valori per orientare le tue scelte
🌱 sciogliere blocchi emotivi e relazionali, che oggi limitano il tuo movimento
🌱 imparare a stare nelle emozioni, senza esserne travolto
🌱 costruire una relazione più gentile con te stesso.

Il senso del percorso non sarà evitare le difficoltà, ma starci dentro in modo diverso, con più consapevolezza, più libertà e più possibilità di scelta, senza giudizio.

“Dal dover essere all’essere” non è solo il mio claim, ma la direzione del percorso che propongo.

📍 Ricevo in presena e on line.

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