25/10/2026
JORGE MARTÍN: E SE NON FOSSE SOLTANTO SFORTUNA?
Ancora una caduta. Ancora un infortunio. Ancora un campione costretto a fermarsi.
Da kinesiologo, questa vicenda mi porta a fare una riflessione che va ben oltre il mondo della MotoGP.
Siamo davvero sicuri che un corpo clinicamente guarito sia anche un corpo completamente uscito dalla condizione di protezione?
Oggi gli atleti professionisti sono seguiti da équipe di altissimo livello. Medici, fisioterapisti, preparatori atletici, specialisti della riabilitazione. Professionisti di indiscutibile valore.
Ma c'è una domanda che, secondo me, meriterebbe maggiore attenzione: oltre a recuperare la struttura lesionata, quanto valutiamo il modo in cui l'intero organismo ha reagito al trauma?
Una frattura può consolidarsi. Un muscolo può recuperare forza. Un'articolazione può tornare mobile.
Ma il sistema nervoso potrebbe aver mantenuto strategie protettive, compensazioni motorie, alterazioni propriocettive o risposte difensive legate allo stress subito.
E queste componenti meritano di essere valutate, soprattutto quando si torna a praticare uno sport estremo.
Perché non basta chiedersi quale infortunio abbia un atleta. Bisognerebbe chiedersi anche quale atleta abbiamo davanti.
Jorge Martín, Marc Márquez, Valentino Rossi: tre grandi campioni, ma tre persone diverse, con storie, caratteristiche e risposte individuali differenti.
Non possiamo pensare che il recupero di una struttura anatomica racconti, da solo, l'intero recupero della persona.
Non conosco personalmente Martín, non posso sapere se nel suo caso esistano schemi motori difensivi persistenti e non intendo mettere in discussione chi lo segue.
Ma davanti a una storia di infortuni ripetuti, credo sia legittimo porsi qualche domanda in più.
È sempre e soltanto sfortuna? Oppure esistono aspetti del recupero neuromuscolare, della gestione dello stress e dell'organizzazione del movimento che meritano ulteriori approfondimenti?
È proprio qui che, come kinesiologo specializzato, vedo il valore di una visione integrata della persona, complementare al lavoro medico e riabilitativo.
Non significa pretendere di prevenire ogni caduta o attribuire alla kinesiologia risposte che non sono state dimostrate.
Significa non fermarsi necessariamente al sintomo, ma osservare anche come l'organismo si adatta, compensa e reagisce.
Purtroppo, questo tipo di approccio viene ancora troppo spesso sottovalutato o liquidato senza un confronto approfondito sulle sue possibilità e sui suoi limiti.
Perché tornare in forma non significa necessariamente aver recuperato ogni capacità di risposta.
E in uno sport dove una frazione di secondo può fare la differenza, anche questo aspetto merita attenzione.
A Jorge Martín auguro di tornare presto a correre e vincere.
Ma soprattutto di poter tornare con un corpo che non sia soltanto guarito, bensì valutato e preparato nella sua globalità.
Perché prima del campione, prima del risultato e prima del mondiale, viene sempre la persona.
Roberto Lorusso
Kinesiologo Internazionale – IKC
Vital Energy System